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Associazioni Info

- Taxi: il costo dipende dalla licenza
- 03/02/12
- Una corsa in taxi dall'aeroporto di Fiumicino a Roma (entro le mura Aureliane) costa 60 o 40 euro? Dipende. Da cosa? Dalle licenze ai tassisti. Se vengono rilasciate dal Comune di Roma la tariffa e' 40 euro, se, invece, vengono rilasciate dal comune di Fiumicino la tariffa sale a 60 euro, il 50% in piu'. Occorre mettersi nei panni di un turista, che difficilmente conosce la lingua italiana, riservata a pochi eletti, che scende all'aeroporto intercontinentale "Leonardo da Vinci" di Fiumicino (RM) e che prende un taxi: per arrivare a Roma, se sara' fortunato, gli tocchera' un taxi del comune di Roma e paghera' 40 euro, se invece sara' sfortunato, prendendo quello del Comune di Fiumicino, paghera' 60 euro. I taxi, ovviamente sono in fila uno dietro l'altro ed e' complicato scegliere: occorrera' guardare sulla carrozzeria se c'e' scritto l'uno o l'altro Comune. Chi spieghera' il mistero all'ignaro turista giapponese che, oltre a pagare cifre astronomiche pe r un pranzo, dovra' anche pagare di piu' per lo stesso servizio di trasporto?

- Codacons: FS rimborsino i pendolari
- 03/02/12
- «Invitiamo l'amministratore delegato delle Ferrovie dello stato italiane, Mauro Moretti, ed il presidente Lamberto Cardia a chiedere scusa ai pendolari e a rimborsare gli utenti che oggi sono arrivati al lavoro con più di 10 minuti di ritardo». La richiesta viene da un comunicato del Codacons, in cui l'associzione «evidenzia lo scandalo delle ferrovie italiane che, proprio quando dovrebbero funzionare meglio e consentire ai cittadini di non prendere l'auto intasando pericolosamente le strade gelate, finiscono per dare il loro peggio». «È evidente che la scusa del ghiaccio non regge - afferma il Codacons -, dato che in Siberia i treni viaggiano regolarmente, da secoli, anche in inverno». Sul fronte del trasporto su strada, il Codacons registra invece con soddisfazione l'accoglimento della proposta, formulata ieri dall'organizzazione, da parte dei prefetti di Marche e Toscana, di «bloccare la circolazione dei Tir fino a che non sarà cessato il rischio neve e ghiaccio». L'associazione invita quindi i prefetti delle province di Lombardia, Piemonte, Emilia, Lazio, Umbria e Abruzzo, e di tutte le zone interessate da nevicate e gelate, a seguire l'esempio dei loro colleghi marchigiani.

- Settimana bianca: aumentano sciatori
- 03/02/12
- Italiani, un popolo di sciatori. Dal 2007 al 2011 il numero degli appassionati di sport invernali è aumentato del 21%, passando da 8,5 milioni a quasi 10,3 milioni, e la spesa media a stagione è di 7,3 miliardi di euro.
La spesa comprensiva di trasporto, alloggio, cibo, impianti, corsi di sci e divertimenti negli ultimi 3 anni per le settimane bianche è stata pressoché stabile, circa 600 euro a persona, inferiore di 8 punti percentuali rispetto al 2007/2008. La settimana bianca supera, per numeri, il weekend sulla neve, mentre fino al 2009 era il contrario. Nel 2011 il giro d'affari complessivo è stato di 7,3 miliardi di euro. Sono alcuni dati che emergono dalle analisi effettuate dalla Federalberghi tra gennaio e marzo 2011.
"Questi numeri - commenta il Presidente della Federalberghi, Bernabò Bocca - fotografano un fenomeno che senza tema di smentita rappresenta il pilastro sul quale poggia l'economia turistica di molte realtà montane italiane. L'auspicio è che le politiche nazionali e le scelte promozionali possano supportare una simile risorsa che consente all'Italia di competere ad armi pari con nazioni a vocazione sciistica ben più antica della nostra".
Tra le località sciistiche più gettonate ci sono il Trentino-Alto Adige, che è la più "frequentata" in assoluto negli ultimi 5 anni con una media del 38,5% di domanda; seguono Piemonte, Lombardia e Valle d'Aosta (con l'8,9%, l'8,5% e il 7,8%). Completano il quadro Veneto e Abruzzo. Le strutture ricettive scelte per la settimana bianca sono, in maggioranza assoluta, l'albergo (il 48,1% della domanda); il 16,6% ha la casa di proprietà.
A colorare le vacanze bianche c'è una nota della Cia-Confederazione italiana agricoltori che segnala come la stagione sciistica calabrese si sia arricchita di due bevande, adatte a chi soffre di intolleranza alimentari: il "capriccino" e "cioccaprino", due bevande calde a base di latte di capra, realizzato da un gruppo di agricoltori silani.
"Il latte di capra - spiega la Cia - ha ottime proprietà e costa poco di più del latte vaccino per la grande differenza produttiva dei due alimenti. Basti pensare che una capra realizza circa 2,5/3 litri di latte al giorno contro i 20/30 litri che può produrre una mucca. Anche il metodo di estrazione avviene, generalmente, in modo dissimile: nel caso delle mucche la mungitura è meccanizzata, mentre per le capre in molti casi è ancora manuale". Per questi il "capriccino" è proposto al pubblico al prezzo di circa 2 euro contro 1,20/1,50 del cappuccino classico.

- Sacchetti plastica: divieto aggiornato
- 31/01/12
- È stato aggiornato il divieto di sacchetti di plastica: sono stati vietati quelli con gli additivi, definiti i criteri di biodegradabilità e stabilite sanzioni da 2500 a 25 mila euro, aumentabili fino a 100 mila euro, per chi commercializza prodotti non a norma.
È entrato infatti in vigore il decreto legge n.2 del 25/01/2012 "misure straordinarie e urgenti in materia ambientale" che all'art.2 aggiorna il divieto entrato in vigore dal 1 gennaio di quest'anno. Le disposizioni prevedono che "a decorrere dal 31 luglio 2012, la commercializzazione dei sacchi non conformi è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.500 euro a 25.000 euro, aumentata fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi per l'asporto oppure un valore della merce superiore al 20 per cento del fatturato del trasgressore". Il decreto prevede che si possano continuare a produrre sacchetti di plastica tradizionali che siano effettivamente riutilizzabili, con uno spessore minimo di 200 micron per le buste a uso alimentare e di 100 micron per quelle destinate ad altri usi. Al di sotto di questi spessori il sacchetto deve essere realizzato con materiali compostabili che non inquinano il processo di produzione del compost di qualità ottenuto dal trattamento dei rifiuti organici domestici.
Il decreto è apprezzato da Legambiente. Commenta il vicepresidente dell'associazione Stefano Ciafani: "Finalmente sono sanciti da un decreto legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale quali sono i criteri di vera biodegradabilità dei sacchetti di plastica. Da ora in poi un sacchetto per essere definito veramente biodegradabile deve garantire la sua compostabilità secondo la norma europea EN13432, che mette al bando anche gli shopper realizzati con gli additivi, ampiamente diffusi nel commercio al dettaglio nel nostro Paese". Per legge dal 1° gennaio è vietato commercializzare i sacchetti di plastica usa e getta.
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